
Si fa un gran parlare, in questi giorni dell’uragano Erin, che sarebbe in rotta “di collisione” verso l’Europa. Persino il Centro meteorologico dell’Università di Berlino, che è l’unico autorizzato a dare il nome alle basse ed alte pressioni europee, ha rinunciato a coniare una denominazione propria e si è accontentato di definire, giustissimamente, “ex Erin” l’ex uragano. Dopo aver imperversato su Puerto Rico e sulle coste orientali USA (Carolina del Nord e New Jersey in particolare), Erin è stato catturato dal flusso zonale e si è diretto verso l’Europa, che non raggiungerà, perché si bloccherà al largo dell’Irlanda per dissolversi nei prossimi 5-6 giorni. Ovviamente – e qui sta al buonsenso di chi dà le notizie specificarlo – non è più un uragano, perché la temperatura delle acque atlantiche delle medie latitudini non è certo quella delle acque tropicali. Almeno, non lo è ancora… 🤨
Un uragano, infatti, che ha una struttura cosiddetta “barotropica”, ha un sistema di alimentazione che deriva energia solamente dall’aria calda e umida che staziona sopra acque con temperature superficiali superiori ai 27°C. Il medio Atlantico, benché attraversato dalla Corrente del Golfo, non ha di certo questi livelli di temperatura. Per questo motivo, benché la forma della depressione sia rimasta comunque molto circolare – a differenza di quella delle depressioni extratropicali native – bisogna specificare che NON SI TRATTA PIU’ DI UN URAGANO VERO E PROPRIO. Erin, infatti, ha smesso di essere una depressione tropicale, a cuore caldo, che si alimenta esclusivamente dall’umidità e dal calore fornito dal mare, ma sta rapidamente evolvendo verso la categoria di “depressione extratropicale” che si alimenta tramite il contrasto fra aria più calda ed aria più fredda: lo potete vedere benissimo nella carta a 500 hPa, prevista per domani, in cui si vede un nucleo azzurrino esattamente sopra la depressione. Tuttavia, alla quota di 850 hPa, ancora il cuore caldo persiste: Erin, insomma, al momento ha una struttura ibrida, esattamente come gli uragani mediterranei, i TLC (Tropical Like Cyclones): barotropica fino a circa 2000-3000 metri di quota, baroclina alle quote più elevate. Per questo motivo, per mantenersi, ha bisogno di un “contrasto” fra aria più calda ed aria più fredda negli alti strati, altrimenti si colmerebbe in poche ore, mentre continuerà ad avere un nucleo di bassa pressione molto profondo (fino a 959 hPa) ancora per 3-4 giorni. Non potrebbe essere così se non si instaurasse, come normalmente succede con le depressioni atlantiche, una divergenza in quota (a quote bariche inferiori ai 300 hPa dove corrono le veloci correnti a getto polari) a mantenere il richiamo di aria nei bassi strati e la sua risalita verso le alte quote.
Quindi, fa bene il Centro di Berlino a chiamarla “ex Erin”: è una depressione tosta, profonda, che provocherà venti forti di tempesta al largo dell’Irlanda, ma assolutamente non comparabili ai venti che un uragano può provocare, benché ancora ibrida. Tenete conto che l’energia che un uragano possiede deriva unicamente dal CALORE LATENTE DI CONDENSAZIONE che possiede l’aria caldo-umida che staziona sopra le superfici surriscaldate delle acque tropicali: è quell’energia che provoca i poderosi sistemi convettivi che vorticano attorno agli uragani e che provocano le piogge torrenziali, i venti fortissimi e, soprattutto, le bassissime pressioni e il conseguente innalzamento delle acque marine (la famigerata onda di marea responsabile della distruzione, ad esempio, della città di New Orléans). È un’energia inimmaginabile, pari (nel caso di uragani di quinta categoria) a quella sviluppata da cento bombe nucleari al giorno. Ex Erin, per quanto tosta, non svilupperà mai un’energia simile.
Quindi, quando se ne parla, il giornalista deve ben specificare che si tratta di un “EX” uragano, per non evocare paure immotivate in chi ascolta la notizia e non è perfettamente informato su che cosa sia un “ex uragano” o una “tempesta similtropicale ibrida” che scorrazza in Atlantico nel letto del flusso zonale. E, in più, va aggiunto che si tratta di un fatto assolutamente normale, che si è verificato normalmente in ogni tempo e che continuerà a verificarsi anche in futuro.
Pierluigi Gioia

Rispondi