Il temporale è, forse, uno dei fenomeni più stupefacenti e spettacolari che esistano in natura e gran parte del merito di questa fama è dovuto alle manifestazioni elettriche, i fulmini, da un lato spettacolari, dall’altro terrificanti. Gli antichi Greci, o anche romani, attribuivano la responsabilità dei fulmini proprio al re degli dèi, Zeus o Giove che dir si voglia.

Ma la manifestazione più terribile del fulmine non è tanto il lampo, bensì il suono, fragoroso e rimbombante, a volte tanto forte da poter essere messo in correlazione con un’esplosione: il tuono.

E, a proposito di questo suono fragoroso, la parola italiana “tuono”, che ricorre quasi identica in gran parte dei dialetti italiani, è un termine deverbativo, deriva cioè dal verbo latino “tonare” con il normale sviluppo del dittongo toscano “uò” da “ŏ” breve latina.

In alcuni dialetti centrali, come alcuni della provincia di Ancona e Macerata, la parola è diventanta “tròno” per incrocio con il termine latino “tronitus”, che indicava, appunto, il “tuono”.

Ma, in fatto, di originalità, la zona di Gualdo Tadino possiede una parola apparentemente stranissima per indicare un tipo di tuoni particolari: quelli che si odono da lontano, senza la manifestazione visiva del lampo. Si tratta di un verbo impersonale, usato cioè solo alla terza persona: “bónne” (con o chiusa come “dono”). “Bónne” è utilizzato per dire che si sentono dei tuoni lontani, che minacciano pioggia, ed è quindi il caso di tornare a casa, ad esempio..

Ma da dove deriva una parola del genere? e, soprattutto, esistono altri dialetti che hanno parole simili?

Nel dialetto napoletano, esiste la parola “wómmë”, con doppia m, che potrebbe avvicinarsi, anche foneticamente, al termine gualdese. Che ipotesi si possono fare?

1) Si potrebbe ipotizzare una derivazione dall’alto tedesco “donner” (che corrisponde al tedesco moderno “es donnert” = tuona). In questo caso, potrebbe trattarsi di una parola di origine longobarda, lingua che ha molti punti di contatto con l’alto tedesco e con le lingue germaniche occidentali.

2) Si potrebbe pensare ad un grecismo, in questo caso ad un termine di origine bizantina, in qualche modo legato al termine “Bòmbos” (rombo). Come in tutti i dialetti centro-meridionali, ci sarebbe il normale passaggio mb>mm (bombo>bommo): questo è l’esito più probabile proprio del termine napoletano wómmë. La doppia nn del termine gualdese potrebbe essere dovuta ad un incrocio con il termine tedesco “donner” (bomme + donner = bónne (con o chiusa come in tedesco).

3) Ma c’è una terza ipotesi, molto suggestiva. Il termine “bónne” potrebbe derivare, al netto di incroci con una delle due parole precedenti, dal verbo latino “monet”, vale a dire “avverte, minaccia”. Quindi, (il cielo) minaccia (pioggia). In questo caso, la chiusura della “o” e il raddoppiamento della “n” potrebbe essere il risultato di un incrocio, specialmente con il termine longobardo.

Che sia, dunque, una parola di origine latina volgare, longobarda o bizantina, il termine gualdese “bónne” è davvero un modo stupefacente per indicare un fenomeno altrettanto stupefacente come il tuono.

E nei vostri dialetti? esistono termini simili a questo o altri termini, ancora più strani, per indicare il tuono o il brontolio lontano del temporale in arrivo?

Avatar Pierluigi Gioia

Published by

Categories:

Rispondi

Scopri di più da Tadino Meteo Team

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere