Pensiero della sera.
Anche il cielo invita a riflettere.
Tornando in auto a casa, in direzione sud, ho scorto l’unico cumulonembo formatosi nella giornata. Dalla finestra, risulta esattamente sopra il Subasio, che è esattamente in direzione sud rispetto a Palazzo Mancinelli. Che faccio, allora? Apro il radar e vedo, in direzione sud, sopra Rieti, un nucleo precipitativo, accompagnato da alcune fulminazioni. Insomma, l’unico cumulonembo della giornata, si è formato esattamente a 140 km, in linea d’aria, da me.
Come ho già detto un’altra volta, in questi casi a me viene in mente una nota canzone di Gianni Morandi che dice: “Uno su mille ce la fa…“. Già, uno su mille. Forse anche uno su un milione.
Immaginate: questa mattina, osservando il cielo, erano visibili delle distese di altocumuli, non molto in rilievo, dai quali fuoriuscivano delle virgae di cristalli di ghiaccio, subito incurvate ad uncino dalle forti correnti in quota: infatti, da questa mattina fino ad oggi pomeriggio, un ramo della Corrente a getto era proprio sopra le nostre teste e, in queste condizioni, se i moti convettivi riescono a giungere ai margini della troposfera, il fatto che l’incudine del cumulonembo venga spinta a velocità maggiore rispetto alla base, separa bene le zone di aspirazione (inflow) e di “scarico” (out flow) della cella temporalesca, mantenendola viva a lungo.
Ma pensate: da questa mattina, milioni di termiche generate dalle cime delle montagne o delle colline hanno cominciato a salire verso l’alto, ma solo una parte di esse è riuscita a giungere al livello di condensazione e a trasformarsi in cumuli; fra questi cumuli, solo una parte è riuscita a salire ancora abbastanza di quota per giungere al “freezing level” e a ghiacciare, generando cumuli congesti sempre più alti; fra tutti questi cumuli congesti, però, solo uno, quello che si è formato sopra i monti reatini, per non so quale motivo, è riuscito ad avere una spinta di galleggiamento maggiore degli altri cumuli ed è passato a cumulonembo, giungendo fino ai limiti della troposfera ed allargandosi poi ad incudine, spazzato dai veloci venti di quelle quote, generando grandine, quindi enormi differenze di potenziale e, infine, fulmini.
E perché proprio lui e non un altro? Avrà avuto più umidità? avrà avuto una temperatura in partenza superiore? avrà incontrato una sacca d’aria lievemente più fredda in quota, che ne ha esaltato la spinta di galleggiamento? Non lo sapremo mai.
Però, una cosa impariamo, osservando i cumuli di una giornata estiva: che, in natura, tutto si forma o si raggiunge attraverso una lotta, una competizione, a volte inconsapevole, ma in qualche modo connaturata all’essenza di ogni cosa, vivente o non vivente.
Da un temporale alla nascita di un sistema planetario, dalla insana lotta e poi corsa per la fecondazione di un essere vivente alla dura lotta per affermarsi nella vita di ogni essere umano, tutto è competizione.
Dura lex, sed lex.

Buona domenica a tutti!
Pierluigi Gioia

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